tornare indietro nel tempo

a volte è possibile… ovviamente non ricordi tutto, e spesso non sei stata abbastanza chiara per evitare giudizi, ma nelle pagine di questo blog ho scritto spesso di me e di come mi sentivo.

rileggendomi, mi sono resa conto, che da sempre ho raggiunto difficilmente la serenità dell’anima.

e ancora oggi mi sento dannata… mi domando autonomamente arrivata a questo punto: “ma io veramente cosa cerco?”

ci sono anche stati dei momenti di gioia…

ma ho per lo più scritto quando stavo male, e le pagine riempite sono molte…

chissà se un giorno scriverò anche di qualcosa che mi fa bene, che mi da gioia, che mi fa stare in pace…

ci voglio ancora credere e sperare, che tutto il bello debba ancora arrivare…

Piccole cose

Già solo svegliarsi con calma, prendere il tempo necessario per iniziare una nuova giornata.

Preparare il caffè, sedersi e assaporare il gusto. Lavarsi, vestirsi e capire che la giornata sta per iniziare.

Respirare e ringraziare

Le piccole cose nella quotidianità

Oggi è un nuovo giorno

Nella stanza, resto sdraiata nel letto, con la TV accesa e una gran voglia di piangere…

Ma non riesco, mi sento morta dentro, sbagliata… E ho bisogno di stare in questo cazzo di dolore, devo farmi risucchiare da questo dolore.

Lo devo affrontare a muso duro, e poi devo elaborarlo fino a modificare il mio modo sbagliato di affrontare questa vita.

Sono nuovamente crollata, non so precisamente cosa mi abbia portato a tutto ciò…

Ma non é affrontando in questo modo le situazioni che migliora la mia situazione. In questo modo sbaglio solo tutto. E ora di dare un giro a tutto.

Sarà tutto tranne che facile.

Ma devo impegnarmi e farcela

Giornata di 💩

C’è una strana, perversa forma di libertà nel concedersi il lusso di una giornata di merda. Non una di quelle subite per colpa del destino, del traffico o del maltempo, ma una di quelle giornata che ti sei fabbricata da sola, pezzo dopo pezzo, con scelte discutibili, parole di troppo o semplicemente lasciandoti andare al peggio di te.
E poi arriva il giorno dopo.
Quel risveglio pesante, in cui la coscienza ti si siede sul petto e il senso di colpa ti spalanca gli occhi. Vorresti che il pavimento si aprisse, vorresti sprofondare nella terra pur di sfuggire al peso di quell’imbarazzo bruciante. Te ne stai lì, nel buio della tua stanza, a riavvolgere il nastro degli eventi, con un solo pensiero fisso a martellarti in testa: sono una scema. Una consapevolezza amara, quasi ridicola, ma dolorosamente lucida.
Eppure, proprio mentre affoghi in quel pantano di vergogna, succede qualcosa. L’imbarazzo, lenta e inesorabilmente, comincia a sgonfiarsi. Capisci che, per quanto ridicola o sbagliata sia stata la scena, non hai fatto del male a nessuno. Le cose accadono. La vita sbanda, esce dai binari della perfezione e si schianta contro la realtà.
Ed è lì che ti rialzi. Ti scuoti di dosso la polvere di quell’incidente di percorso e, quasi senza volerlo, abbozzi un sorriso. Un sorriso storto, forse ancora un po’ tirato, ma spaventosamente umano.
Perché alla fine anche quello strappo, quella nota stonata, quel momento che vorresti cancellare dalla memoria di tutti i presenti, appartiene a te. È un frammento della tua esistenza: imbarazzante, imperfetto, ma pulsante di vita vera. Non sei un robot programmato per non sbagliare mai, né una comparsa in cerca di approvazione.
Quel momento c’è stato, ti ha travolto, ti ha fatto fare una figura ridicola. E allora?
Tu sei molto più di quel singolo istante. Tu sei l’imbarazzo di ieri, la risata di oggi e la forza con cui domani farai un altro passo. Tu sei così: meravigliosamente, unicamente imperfetta.