Seduta sul letto, guardo una nuova serie che scorre lenta davanti a me, come una luce che non disturba. La casa è finalmente vuota, finalmente silenziosa. È un tipo di solitudine che non pesa: si apre come una stanza segreta, dove il respiro torna a essere solo mio. Mi piace così. Mi piace non dover pensare a nessuno, non dover rispondere a niente. Un momento intero, solo per me.
Tolti i gatti, certo. Ma loro non rompono il silenzio: lo abitano con me, lo rendono più morbido.
Giovedì, il più vecchio, è sdraiato a terra come un piccolo monaco che cerca aria fresca. Potrebbe salire sul letto e godersi il ventilatore che gira lento, ma preferisce la sua ostinazione da filosofo: qui a terra si respira meglio, grazie. Lo guardo e sorrido, perché quella testardaggine è parte della sua dolcezza.
Nini invece è la creatura delle soglie. Non si vede, non si sente, finché io non mi muovo. Appena mi alzo, dal buio emerge come un presagio, e miagola. A volte sembra davvero un jumpscare, un minuscolo film dell’orrore domestico. Ma è il suo modo di dirmi: ti sto seguendo, non sei sola. Un’ombra affezionata.
Così si compone la mia notte: io, la serie, il silenzio che mi avvolge, e quei due spiriti felini che abitano la casa con me senza romperla. Una scena semplice, ma piena di quella magia quotidiana che solo nella solitudine riesco davvero a vedere.