Sto qui, sorseggiando un bicchiere di vino bianco mentre leggo un manuale sulle cure palliative. All’improvviso compare la sigla DAT. Sappiamo tutti cosa sono, ma lo ricordo brevemente: Disposizioni Anticipate di Trattamento.
In sottofondo scorrono i Modena City Ramblers con Remedios la Bella, e così mi ritrovo a pensare alle mie volontà, a ciò che desidero davvero per me. Cerco queste DAT perché non voglio che nessuno si accanisca sul mio corpo, perché nessuno prenda decisioni sbagliate quando io non sarò più in grado di farlo.
Se un giorno non potrò decidere, voglio che le cure palliative mi accompagnino dall’altra parte. Non desidero restare sospesa in un limbo. Non chiedo l’eutanasia: chiedo di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico. Lo chiedo ai miei figli, prima di tutto. Che rispettino le mie volontà, che conoscono bene.
Quando il corpo manda segnali chiari, non possiamo opporci alla Morte — la Signora, come la chiamo io. Dobbiamo accettare che arrivi, dobbiamo accogliere il momento in cui si presenta.
Chiedo soltanto di essere lasciata andare. Nessun accanimento. Che la mia anima possa essere libera.
Questo vorrei.