Che pazienza

Come giá ho scritto, ho due gatti, ma uno di loro ha deciso che io sono il suo progetto di vita.

Quando sono a casa mi gira intorno come un satellite impazzito: manco fossi una scatoletta di tonno ambulante.

Se mi alzo dal letto, mi segue.

Se mi sdraio, si infila accanto a me con la precisione di un tecnico specializzato in “invasione degli spazi personali”.

Più è vicino, più è felice. Io un po’ meno.

Quando lo tocco emette suoni misteriosi, come se stesse commentando la mia esistenza. E se gli chiedo cosa c’è, miagola.

Sempre diverso.

Sempre teatrale. Un attore consumato, con un repertorio vocale che manco alla Scala.

Questo gatto, prima o poi, mi mangerà gli occhi.

E lo farà con aria offesa, come se fosse colpa mia.

Ora russa anche!

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