Non scegliamo il quando, il come, il dove. La vita si apre e si chiude senza chiedere permesso, come una porta mossa dal vento. Lo vedo qui, lo vedo fuori, nella mia quotidianità: persone che perdono qualcuno, e ogni volta il mondo sembra fermarsi un istante.Eppure, se qualcuno ci insegnasse che la Morte — sorella dell’arte, della musica, del silenzio — non è un mostro da temere, ma un passaggio, un cambio di luce, forse respireremmo con meno paura.Siamo cresciuti dentro una normalità che ci addestra a fuggirla, a non nominarla, a far finta che non esista. Ma la verità è che ci attraversa, come attraversa ogni cosa viva.Forse dovremmo solo imparare ad amarci un po’ di più, a tenerci stretti mentre siamo qui, a riconoscere che ogni incontro è un dono fragile, ogni gesto un frammento di eternità.E allora sì, forse la fine non sarebbe più un abisso, ma l’ultimo accordo di una melodia che continua a vibrare anche dopo il silenzio.